Il cancello e le ali |Parco San Donato, Firenze

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Dentro di me, c’è leggerezza; sta lì, la mia vera forza (fatta anche di delicatezza, di fragilità).

Sta in quel ‘vuoto’ – che nessuna cosa, nessun dolore può toccare, né tantomeno distruggere.

È quel ‘vuoto’, che mi permette di percepire la mia intima connessione con l’infinito che mi circonda; di cui faccio parte, come un suo satellite, una sua enclave: una piccola laguna, una risorgiva, alimentata, in maniera invisibile, dal suo grande fiume sotterraneo.

È in quei momenti di consapevolezza profonda, di contatto con la mia interiorità, che posso guardare alle mie vicende quotidiane (e soprattutto alle difficoltà) in un modo più sereno. Liberatorio.

Questa opera, vive esattamente di quella leggerezza; esprime la libertà che ne deriva.

È qualcosa che non esiste, come un sogno. È una visione.

Una forma aperta, che respira.

Nel centro, ha come un cuore; un cuore alato, pieno di cielo, che si apre come un cancello: i suoi due battenti, schiudono la vastità dell’azzurro, il suo vento, la sua luce.

E ai suoi lati, due grandi ali spiegate, in un solo, potente movimento: la rincorsa per spiccare il volo, o tutta la forza – di un atterraggio, di un arrivo.

Ali, fatte con le mie stesse catene, che adesso non legano più, liberate, dalla consapevolezza della mia intima essenza, fatta, appunto, di leggerezza.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Giuseppe Alfonso Giuseppe Alfonso ha detto:

    chi l’ha pagata ‘sta roba?

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    1. Avatar di niccolandrea niccolandrea ha detto:

      Io

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