All’ingresso di un Ospedale, volevo ispirare serenità e speranza; e a modo mio, con i miei simboli, ho parlato di Leggerezza, quella interiore, che sa dare nuova forza, un nuovo senso ad ogni cosa, anche alla sofferenza. Ho scelto di farlo in modo naif, sognante, ‘semplice’ ma intenso, delicato ma vibrante, intrinsecamente poetico, come tutto ciò che abbiamo nel profondo.
Ci sono delle casette per uccelli (per eccellenza, simboli gioiosi di leggerezza) riunite in un ‘mazzo’: un mazzo, perché tutto sgorga da un’unica sorgente interiore – ed è quella, che è veramente casa.
Ci sono delle foglie perdute, che ne creano una più grande, componendo un disegno più ampio, più forte, in cui, a ben vedere, la luce filtra dappertutto.
Le catene (che tutti sanno cosa rappresentano) adesso, possono assumere una forma nuova: una prua, ariosa, che può sentire il Vento, il Tutto – e così, farci da guida.
Le barchette giocose, dalle vele di luna tondeggianti, rese morbide e armoniose dal Vento che hanno dentro, e che ora possono sentire; con le catene che dondolano, tintinnano – e adesso, finalmente liberate, ‘appese’ a un altro senso, spingono, portano avanti nel cammino.


























