
suono di foglie, nel vento
–
che sa di ali, di stormi
che sa di onde, di mare immenso:
di vastità
–
come ogni leggerezza





qual è
la libertà
di ogni leggerezza –
di un fiore appeso
che scorre giù da un vaso;
o di una foglia
che si spenzola da un ramo?
è
muoversi col vento –
poter seguire
una forza superiore,
invisibile e infinita:
non conosco
una più grande libertà
le canne lungo il fiume
possono danzare
anche sul bordo del dirupo,
suonare dolci con il vento
pur davanti allo strapiombo,
perché il corpo duro
non custodisce altro
che il vuoto,
è un canale
del vasto fiume della brezza:
lì sta il segreto,
troppo Semplice
per essere compreso;
la loro forza, così,
non è muta pesantezza
ma canto
con il vento, con il Tutto





il fuoco
non ha corpo
non ha peso;
si nutre
d’impalpabile,
d’aria inconsistente:
per questo, non per altro,
è così
vivo, palpitante;
così bello
in ogni forma
che il suo essere gli ispiri;
così potente
e luminoso,
sorgente, lui stesso,
di luce
con un albero, solo
sull’onda erbosa di un’altura
o con una radura, netta
in un cerchio di alberi frondosi,
si mostra
non quel che “non c’è”,
ma quel che è stato tolto
perché la Terra ritornasse,
perché vedessimo di nuovo
la matrice, l’essenziale:
sono posti per vedere
ciò che non si vede –
la sua presenza, il suo accadere,
la sua quiete





il seme
l’essere profondo,
il suo messaggio
senza tempo,
non poteva
che generarsi
dentro al fiore:
nel più lieve,
debole,
stupendo
dammi ancora
le grandi foglie, gli aperti palmi
dell’acero nell’erba,
i suoi aquiloni rossi,
intrisi come alghe
nel mare della luce –
quei vassoi del vento
così rivolti al sole, ad esso
così dediti e devoti,
che portano
il niente – il cielo intero



