
sulle onde,
non sull’acqua intatta,
il lago splende più dell’oro,
su quel campo di ferite;
e se le osservi bene,
più che la rottura,
vedi
un solo
grande movimento;
non il caos, ma
una stessa direzione

se
sa essere
nient’altro
che sé stesso,
qualunque stagno
riflette il mondo intero,
può esserlo e mostrarlo;
i suoi occhi sono luce
cielo e immensità
e veramente non importa
quanto sia vasto
o quel che porta dentro

non ti stupire
se l’acqua è così calma
perfino a un passo
dalla cascata;
se ogni salto, ogni
frattura,
non può altro
che mostrarne la potenza:
è
semplice purezza,
parte
del circolo grandioso

guarda l’acqua:
la pesantezza,
non la respinge
e così, la cambia
l’acquieta
e perfino, accende
i suoi colori spenti;
la leggerezza,
è ciò
che tiene in alto,
l’offerta per la luce


come può
il lago inerme
mantenersi puro,
lui che andarsene non può?
non fuggendo,
ma trovando
la sua quiete, la sua:
così, decanta il fango
e l’acqua torna chiara
perché
dei sassi e della terra,
è più leggera

non pensa
come imporre
una sua traccia;
si offre, si perde
nella terra,
secondo i Grandi Moti:
per questo,
cambia tutto
e la Vita
viaggia su di essa.
si può essere di più
di gocce d’acqua?

sé stessa,
in un torrente
o in una pozza;
e anche se
la sporcano,
ha il cielo
come pelle,
come quando
era nel grembo delle nubi:
di questo, per lo più,
è fatto l’uomo



