una bolla di sapone
porta in sé un arcobaleno,
ogni tinta del creato;
il suo corpo è una prigione,
ma lieve e luccicante;
e quando viene meno,
può farlo dolcemente –
con un suono
come un bacio:
tutto, per la sua leggerezza
uccelli: così leggeri,
che niente può fermarli;
che cantano tranquilli
sulle punte incerte dei rametti;
che non contano granché
e a loro, s’apre il cielo intero;
che saltellano leggiadri
anche su squarci sofferenti
e flautano
planando
anche fra i rottami
di un uccello morto,
ciò che resta per più tempo
è l’impianto delle ali –
come alberi di navi
lasciati spogli dalle vele,
muri portanti
di chiese abbandonate:
ciò che utilizziamo
per farci più leggeri,
è il duraturo,
l’importante
a terra, non costruisce
che un nido inconsistente,
giusto quanto basta
per dedicarsi al vasto cielo,
come sapesse, la rondine frizzante,
che le sue ali spalancate
sono un’àncora sottile
e che quel volo, lui soltanto,
potrà farla rimanere
dentro al cielo azzurro


















