quale sarà la consistenza
dei miei giorni in questa terra?
forse, è quel profilo nella notte,
quella statua
di foglie e fili d’erba
sospesa a mezza altezza,
che si formava, per un gioco strambo di riflessi,
girando attorno ad una rete;
quella statua di foglie e fili d’erba
con un recinto dentro al petto,
resistenza avviluppata
che più è incerta e più si avvinghia,
voglia di volo
di esseri di terra impercettibili,
che abbracciano una rete
che scassa e fa da nido.
è soltanto il desiderio
che ci fa vivere ottant’anni,
non certo una potenza che mai possederemo;
è soltanto il desiderio
che trasforma questo niente che noi siamo
in un incanto
che cresce sulle gabbie:
la vita, è fatta di prigioni
e tutto intorno, non c’è che il vuoto,
in cui il nostro rampicante
non attacca.
ma noi
trasformiamo una prigione
in un sostegno,
restiamo in piedi e camminiamo
grazie a quello che ci opprime;
non c’è libertà
che non ci sia permessa
e quando ci stanchiamo della rete,
possiamo anche perderci nel vento,
certi che la morte
non potrà fare altrimenti
che riportarci a casa nostra,
nella terra che ci aspetta








così leggero,
che ogni vento può toccarmi
e condurmi dove sceglie,
ma non cambia quel che sono;
così dentro me stesso, così cosciente,
che non ho occhi per il male
e resto rosso accesso
anche nel buio e fra i rottami.
so soltanto ciò che ho dentro
ma questo è già abbastanza,
perché il mio cuore è fatto
della sostanza senza fine
che regna in ogni luogo;
io, che non mi do importanza
e ho il Tutto dentro me
e presto sarò Tutto,
orgoglio e vero onore,
perché l’Infinito è fatto
soltanto di essenziale

