
la tristezza, non è morte
né buio:
è ombra,
un’altra forma della Vita
prodotta dalla Luce,
è la conferma
che un bagliore esiste;
in esso, vive immersa –
intorno,
non c’è che luce



solo le foglie, così lievi
suonano nel vento,
dando agli alberi una voce,
un canto
che altrimenti non avrebbero;
soltanto loro, senza peso,
possono stare tanto in alto,
tanto immerse nella luce
e così, anche se indifese,
l’altezza, ossia
la leggerezza,
le salva dalle belve


trova la Quiete, la terra
che nutre e che sostiene
e i tuoi giorni se ne andranno
come foglie via dai rami,
coriandoli nel vento
che brillano cangianti;
se ne andranno dolcemente
senza troppa sofferenza,
come un gioco, uno scherzo
senza peso



nessuna reggia è più grandiosa
del castello delle nubi,
l’inconsistente, il senza peso:
è la lezione più sublime,
la più alta, onnipresente
e da quando l’ho sentita,
serbo il meglio delle forze
per ciò che è più leggero,
certo che sarà
la mia più grande costruzione:
intoccabile, anche se non dura;
perfetta nella forma
qualunque vento soffi,
in virtù
della sostanza che la ispira

il fiore del pantano
fiorisce
come il compagno della serra:
non usa tinte meno intense
né per l’orrore che l’attornia
né perché è precario.
il fiore, nascosto da alte siepi,
non rinuncia alla sua vita
perché non c’è chi può ammirarlo:
si preoccupa soltanto
di essere sé stesso,
senza andare mai lontano
dal suolo che lo regge:
e così, ecco l’incanto
in ogni dove

quando la terra perde l’acqua,
si spacca;
quando la pigna del cipresso
perde la sua linfa,
cade secca al suolo
colma di fessure;
quando il sangue ci abbandona,
il nostro corpo si prosciuga
e si sbriciola nel vento.
tutto ciò che muore
si apre,
così che il Tutto possa entrare
attraverso le ferite
che il tempo ha predisposto
